NUE 112 – Un numero unico, molte criticità, una soluzione condivisa

Il tempo è una risorsa limitata di cui non possiamo disporre a piacimento: abbiamo perciò il dovere di gestirla nel miglior modo possibile, soprattutto quando questa diventa fondamentale per salvare vite o risolvere emergenze vere.

Questo il concetto di fondo su cui ieri, 11 febbraio u.s., ci siamo trovati a discutere nella cornice del palazzo del Consiglio Regionale di Torino, in occasione del decimo anniversario della giornata europea del NUE112, confrontandoci sulle molteplici criticità che affliggono l’applicazione dell’attuale modello di gestione delle emergenze.

L’evento, organizzato da U.D.i.RE, ha visto la presenza di numerose sigle sindacali di operatori della salute (NURSID), delle forze dell’ordine (SIULP-Torino, VVFF Conapo, Fns Cisl, Uilpa) e di associazioni attive sul territorio (Costituzione 32, Orizzonte Sicurezza, WFWP Italia, OLDSIW, Noi per il Sociale, Ge.Se.Fi. Onlus, Torino in Movimento), che hanno apportato al dibattito la loro esperienza quotidiana e le loro proposte; prezioso è stato anche l’intervento dei rappresentanti delle istituzioni cittadine, regionali e soprattutto nazionali attivamente già coinvolti sul tema, come l’On. Laura Stabile (vicepresidente Commissione Sanità del Senato), l’On. Maria Rizzotti (membro della XII Commissione permanente Igiene e Sanità) e l’on. Renata Polverini in rappresentanza della Camera dei Deputati.

Il confronto ha beneficiato inoltre delle relazioni di un panel di esperti composto dal Dott. Giuseppe Battarino, magistrato, ed dal Dott. Emilio Chiodo, consulente medico legale del Tribunale di Torino, nonché di rilevanti contributi esterni tra i quali ricordiamo le importanti parole della Dottoressa Maria Teresa FENOGLIO, responsabile SPES (Squadre Psicologiche Emergenze Sociali).

Introdotto dalla legge 124/2015 (la legge di riforma della PA) in recepimento di una non recente direttiva comunitaria il Numero Unico per le Emergenze (NUE), ovvero il 112, ha destato fin da subito perplessità legate alle modalità operative adottate: tale provvedimento, attuato in ottica di semplificazione e risparmio, è stato infatti declinato nel nostro paese in un modello a doppio passaggio con operatore laico in prima risposta che sta palesando, come testimoniano numerosi casi di cronaca, non poche criticità.

Il cittadino italiano che oggi si trovasse in una qualsiasi situazione di emergenza ha la possibilità, nelle aree in cui è stato già introdotto, di contattare un unico numero telefonico che sostituisce la vecchia numerazione di funzione (118, 112, 113, 115, 117 rispettivamente corrispondenti a sanità, carabinieri, polizia di stato, VVFF e GdF). A questo numero risponde un operatore non professionista -perciò detto “laico”- che effettua una prima intervista al fine di smistare la chiamata alla funzione di riferimento, definendo quindi due passaggi di risposta. Questo iter promuove una funzione primaria di filtro per le chiamate non emergenziali, favorendo teoricamente uno snellimento delle procedure, ma i fatti raccontano una realtà meno favorevole.

Tutti i convenuti infatti si sono trovati concordi nel palesare le inefficienze rese da questo sistema, la prima delle quali è il rallentamento delle azioni di soccorso sanitario: come ben mostrato dal Dottor Walter Zalukar (Presidente dell’Associazione Costituzione 32), il doppio passaggio ha più che raddoppiato il tempo medio di reazione del servizio 118 nella regione Friuli-Venezia-Giulia, portandolo da 134 a 274 secondi, ovvero 4,5 minuti. Com’è noto, in caso di eventi cardiovascolari acuti i danni irreversibili al sistema nervoso centrale si instaurano dopo i primi 6 minuti: con questa tempistica, i primi essenziali soccorsi sono praticamente impossibili. Il tempo è un fattore chiave anche in situazioni di sicurezza: pensiamo ad aggressioni o violenze, domestiche e non, oppure a situazioni critiche come incendi, disastri o incidenti stradali gravi che richiedano l’intervento di più funzioni contemporaneamente (sanità, polizia/carabinieri, vigili del fuoco). Una seconda criticità riguarda la preparazione del cosiddetto “first responder”: parlando sempre di sanità, un infermiere professionale può fin dalle prime battute inquadrare il caso clinico ed eventualmente consigliare atteggiamenti e procedure idonee, nonché allertare i giusti mezzi di soccorso. Non è secondaria nemmeno l’importantissima funzione psicologica del primo contatto per il chiamante in difficoltà, che a questa persona può “aggrapparsi” per contrastare momenti di forte emotività, shock o confusione.

Queste ed altre problematiche sono emerse nel corso del dibattito, a queste è stata contrapposta una soluzione comune: la creazione di una centrale operativa interforze composta da professionisti dei diversi settori, sul modello di quelle presenti nella maggior parte degli stati dell’Unione Europea che già da anni hanno implementato il NUE112. L’Italia Infatti si pone nel novero di quei -pochi- paesi che hanno adottato il doppio passaggio, apparentemente però senza un vero e proprio razionale supportato da dati scientifici: tutte le rilevazioni mostrano la superiorità, in termini di efficienza ed efficacia, del singolo passaggio gestito da una molteplicità di competenze differenti.

Nell’ottica di superare le criticità attraverso l’adozione di soluzioni pratiche e condivise, un panel di esperti guiderà la redazione di uno specifico documento che intende proporre delle linee guida di orientamento alle istituzioni competenti, evidenziando i problemi e proponendo soluzioni specifiche. A supporto di questo gruppo di lavoro interverranno realtà professionali ed espressioni del territorio e della vita associativa, per consentire alla voce dei cittadini di farsi sentire nelle sedi più importanti, ovvero quelle istituzionali.

L’associazione “U.D.i.RE – Uomini e Donne in Rete contro ogni forma di violenza”, organizzatrice dell’incontro di ieri, si pone quindi in prima linea intendendo costruire una rete di attenzione, informazione e consenso intorno a questo tema, la più ampia possibile: così come la violenza non ha genere, non c’è nemmeno colore nella salvaguardia della vita, della sicurezza e dei diritti dei cittadini.

Torino, 12 febbraio 2019

Ufficio Stampa Associazione U.D.i.RE

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