Dopo 4 anni strappate dai genitori affidatari e date in adozione

Su Facebook il dolore di una mamma e di un papà che si sono visti portar via le loro bimbe. La speranza che con questa lettera potranno rincontrarsi.

Tiziana Cardile e Mauro Ferri hanno accolto in affidamento due bambine, Bianca e Sabrina. Per 4 anni le hanno cresciute e amate come figlie loro. Ma adesso le piccole sono state dichiarate adottabili, saranno destinate a due famiglie diverse e separate per sempre da quelli che ormai sono diventati a tutti gli effetti i loro genitori. Addirittura per legge non potranno più vederli né sentirli.

Tiziana e Mauro sono distrutti dal dolore. Avrebbero voluto adottarle, ma per i servizi sociali non ci sono i tempi burocratici per avviare la pratica e in lista ci sono già centinaia di famiglie dichiarate idonee. Nonostante la nuova legge privilegi l’adozione di chi ha i bimbi in affido. Di fronte all’impotenza e all’angoscia di vedersi strappare le loro bimbe solo per un cavillo, per un iter burocratico che non tiene conto dei legami umani e affettivi, i genitori gridano la loro sofferenza e la loro frustrazione via Facebook. Un post straziante perché non solo la loro famiglia sarà distrutta, ma Bianca e Sabrina non potranno nemmeno crescere insieme.

Tiziana ha deciso di rivolgersi quindi alle sue bambine rendendo pubblico il loro dramma, perché non ha più modo di comunicare con loro:

Vi chiedo scusa perché sto rendendo pubblico un dolore che andrebbe consumato in privato ma questo è l’unico modo che ho per sperare che un giorno Vi potremo rivedere o anche solo risentire.

Tiziana e Mauro scrivono di aver saputo all’improvviso del provvedimento del giudice di dare in adozione le bambine a due altre famiglie. Si sono trovati di fronte al fatto compiuto all’improvviso, senza dare loro alcuna possibilità:

Il provvedimento diceva che sareste state separate e date in adozione a due famiglie diverse e che noi non avremmo piu’ potuto ne vederVi e neppure sentirVi e non avremmo mai saputo dove sareste andate a continuare la Vs piccola, devastata vita ma questo, forse, alla data di oggi ( 22 Giugno 2016) forse già lo sapete anche Voi. […]  Ci è stato detto che non eravamo nell’elenco delle famiglie adottive che erano in possesso dei requisiti adeguati; che anche noi probabilmente avevamo tutti i requisiti ma che dovevamo essere “valutati” e questo richiedeva tempo e tempo non ce n’era piu’ .

A nulla è valsa la nuova legge che dovrebbe dare continuità affettiva ai bimbi in affidamento. Bianca e Sabrina saranno accolte da altre famiglie, separate tra loro e da quelli che per 4 anni hanno chiamato mamma e papà. Non potranno portare con loro nemmeno le loro cose:

Non ci è permesso neppure darvi le vs cose, giocattoli e foto, soprattutto le foto, la nostra vita insieme. Ci è stato detto di fare due pacchi separati uno per Te Bianca e uno per Te Sabrina. Come se la vita delle persone si potesse dividere e riporre dentro a delle scatole da consegnare separatamente.

La lettera di Tiziana e Mauro si conclude con una grandissima manifestazione d’amore per le due piccole e un appello affinché un giorno quando saranno grandi verranno a cercarli. Loro saranno per sempre i loro genitori e quella che hanno dovuto abbandonare così precipitosamente, sarà sempre la loro casa:

Io e Papà Vi vogliamo dire che Vi vogliamo bene, ma questo l’avete sempre saputo.
Quello che dovete ricordare sempre è che se un giorno ci cercherete, noi non potremo farlo perché i Vs cognomi cambieranno, saremo qui ad aspettarvi, che la casa dove avete vissuto sarà per sempre la vostra casa e che ancora speriamo che Toffee con la quale siete state cucciole insieme possa mantenere la promessa di essere, un giorno, un vecchio cane che accompagna due meravigliose e coraggiose giovani guerriere a discutere la tesi di laurea.
Mamma e Papà.

FONTE: https://dilei.it/notizie/dopo-4-anni-strappate-dai-genitori-affidatari-e-date-in-adozione/452724/

ALICE SUPERIORE. Caso Mimmo Zardo: venerdì in Tribunale la sentenza

L’aspettava da sette anni, anche se a lui è sembrata una vita intera.

Venerdì prossimo, 9 febbraio, la storia di Mimmo Zardo, 39 anni, papà del piccolo Erik accusato ingiustamente dell’ex moglie ucraina di maltrattamenti e violenza, si concluderà.

In tribunale, a Torino, il giudice Paola Meroni emetterà una sentenza a carico di Tetyana Gordiyenko, accusata di sequestro di persona e sottrazione internazionale di minori.

Per lei, lo scorso venerdì 26 gennaio, il pm Laura Ruffino, durante l’udienza conclusiva del processo, ha chiesto una condanna a 3 anni e 6 mesi, a cui dovrebbe aggiungersi il pagamento del risarcimento, richiesto da Mimmo Zardo e dalla nonna del piccolo, costituitosi parti civili.

La storia è arcinota e ha commosso, negli ultimi anni, mezzo Canavese.

Era il 14 maggio 2012, quando la moglie, Tetyana Gordiyenko, se ne andò via dall’Italia, portandosi con  sè il figlio, Erik, per tornare in Ucraina, suo paese di origine.

Una decisione presa così, senza confrontarsi con il papà, nata dalla fine di un rappporto ormai in crisi da tempo e che aveva costretto l’intervento dei servizi sociali. Quegli stessi servizi sociali che non sono riusciti a impedire la fuga lasciando un padre solo e disperato, la cui unica speranza è stata appellarsi alla giustizia italiana.

Mimmo Zardo ha ottenuto l’affido esclusivo. E’ riuscito, lottando e resistendo, a dimostrare di essere un bravo genitore.

Due settimane fa è anche stato assolto dalle accuse di violenze e maltrattamenti dal giudice Elena Stoppini perchè il fatto non sussiste.

Ma non basta. Il lieto fine, qui, non c’è.

Poter riabbracciare Erik resta ancora un miraggio.

I giudici, non senza fargli patire le pene dell’inferno, gli hanno riconosciuto l’affidamento esclusivo, giudicando decaduta la patria potestà della donna. Nei fatti, però, la distanza di migliaia di chilometri.

E la beffa: era infatti in corso, a carico di Mimmo Zardo, il processo penale per maltrattamenti aperto dal Tribunale di Ivrea in seguito alla denuncia sporta da Tetyana Gordiyenko, nell’ambito di un matrimonio che nel 2011 stava già giungendo al capolinea.

Durante le trenta e più udienze del processo, la Procura ha disposto tre rogatorie internazionali, costate otto mila euro, in modo da ottenere la trasmissione delle dichiarazioni della donna direttamente dall’Ucraina, in base al contraddittorio richiesto dalla difesa.

Per la sentenza si deve aspettare venerdì 9.

Per chi ha infangato il mio nome – scrive il suo sfogo Mimmo Zardo, per chi ha sperato fino all’ultimo nel mio cedimento.

Per chi mi ha torturato dall’alto del suo potere giuridico, per chi del potere istituzionale ha abusato. Per chi non era ancor sazio del mio sangue, versato in 6 anni e 30 udienze di un processo infame, vergognoso per l’Italia stessa.

Per chi ha reso mio figlio orfano di padre vivente, per chi del padre ha distrutto in lui l’immagine e l’ideale, rovinandolo. Per chi ha sperato che giungesse su di me il colpo di grazia dell’ingiustizia, e fosse premiata la calunnia la viltà ed il sotterfugio. Per queste tristi figure subumane, giunga oggi esplosiva la notizia che ogni accusa nei miei confronti era infondata.

Mimmo, il papà di Erik, è stato assolto da tutte le imputazioni.

La dignità storica di un padre ed un figlio, finalmente riabilitate”.

FONTE: https://www.giornalelavoce.it/alice-superiore-caso-mimmo-zardo-venerdi-tribunale-la-sentenza-286458

Mamma rapisce il figlio: condannata a 5 anni

https://buonacausa.org/cause/per-riabbracciare-erik-orfano-di-padre-vivo-e-patria

La donna si è portata il bambino in Ucraina ed è finita a processo per sottrazione internazionale di minore

Cinque anni e due mesi di carcere e 150 mila euro di multa per Tetyana Gordiyenko, moglie di Luigi Mimmo Zardo, il papà di Alice Superiore che da oltre sette anni spera di poter riabbracciare il figlio Erik. La donna, infatti, si è portata via il figlio ed è finita a processo per sottrazione internazionale di minore. E’ stata condannata in contumacia dal momento che è irreperibile. Dopo aver rapito il figlioletto è scappata in Ucraina e da allora non ha mai più messo piede in Italia.

E’ una storia assurda quella di Mimmo Zardo, prima denunciato dall’ex moglie per maltrattamenti e costretto ad affrontare un processo dal quale è uscito assolto. Da allora, però, il piccolo è rimasto con la mamma che è quasi sparita nel nulla. Non è bastata la prima sentenza del tribunale a riportare il piccolo dal papà. E nemmeno il coinvolgimento di due ambasciate. Dal 12 maggio 2012, quando la donna ha lasciato l’Italia, l’uomo è riuscito a incontrare il figlio soltanto pochissime volte. Tutto questo nonostante nel 2013 il tribunale di Ivrea gli abbia concesso l’affidamento esclusivo del bambino che oggi ha quasi nove anni. Quella sentenza, fin qui, non è stata rispettata.

FONTE: https://www.quotidianocanavese.it/cronaca/canavese-mamma-rapisce-il-figlio-condannata-a-cinque-anni-21868

Mimmo Zardo e il suo Avv. Rita Ronchi a “Uno Mattina”

https://buonacausa.org/cause/per-riabbracciare-erik-orfano-di-padre-vivo-e-patria

Un caso incredibile, purtroppo tra i tanti che la nostra associazione segue da vicino: l’ennesimo cittadino abbandonato a se stesso dalle istituzioni italiane.

Un Super Papà da anni impegnato in prima fila nella difesa dei bambini; un Uomo che ci piace definire eroe perché, nonostante il dolore patito, non si è mai arreso. Mimmo Zardo: “Un padre a cui hanno strappato il cuore” rubandogli l’unico figlio; una triste storia di sottrazione internazionale di minore in cui lo Stato italiano, le Istituzioni e la solita politica “ingorda di voti” hanno dimostrato tutta la loro incapacità nel tutelare i diritti dei propri cittadini e soprattuto dei bambini.

ALICE SUPERIORE. Caso Mimmo Zardo: venerdì in Tribunale la sentenza

VIOLENZA, ALLA RICERCA DEL CARNEFICE

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “La violenza: alla ricerca del carnefice” è il titolo del convegno che si è tenuto sabato 23 novembre nel Comune di San Benedetto del Tronto, promosso dall’assessore alle Pari Opportunità, Antonella Baiocchi.

Vincenzo Luciani, moderatore del convengo, ha spiegato:«L’intento dell’iniziativa è quella di dare voce a tutte le vittime e superare le falle dell’attuale cultura della violenza per potenziare le politiche di prevenzione e contrasto», descrivendo l’iniziativa come “un’occasione formativa in cui si sono voluti coraggiosamente contrastare i luoghi comuni fallaci della cultura dominante in merito alla violenza”.

Secondo l’assessore Antonella Baiocchi (autrice del libro “La violenza non ha sesso”): «Se allarghiamo la panoramica e includiamo le altre tipologie di vittime appare chiaro che qualcosa non torna. Per comprendere la matrice alla base della violenza nella relazione, è necessario alzare gli occhi ed andare oltre una certa ideologia che vede la violenza “unidirezionale”, cioè esercita sempre e solo dall’uomo nei confronti della donna: questo è assolutamente  vero per quanto riguarda le vittime di femminicidio, il cui contrasto è uno dei maggiori obiettivi, mio personale che di tutta l’Amministrazione Comunale, ma come hanno dimostrato i relatori che mi hanno preceduto, non è un concetto generalizzabile a tutte le violenze che si consumano nell’ambiente domestico ed affettivo. Crediamo sia necessario andare oltre per comprendere una dinamica sottostante che induce ad agire violenza su diverse tipologie di vittime indipendentemente dal sesso, dall’età, dal ceto sociale, dalla razza, dall’orientamento sessuale».

Al convegno hanno partecipato anche:
la Dott.ssa Patrizia Montalenti, fondatrice dell’Associazione Ankyra (Centro Antiviolenza per tutte le vittime indipendentemente dal genere di appartenenza) che ha focalizzato il suo intervento sulla violenza subita dagli uomini con la relazione “La violenza sugli uomini: una realtà ancora negata”, con l’obiettivo di far riflettere in merito al fatto che “le relazioni violente coinvolgono donne, uomini, bambini e anziani” e sulla necessità di “mettere al centro la Persona accogliendo e supportando le vittime a prescindere dal genere di appartenenza”.

La giornalista del Resto del Carlino, Stefania Mezzina che ha portato una relazione dal titolo “In evidenza dalla cronaca: la violenza non ha sesso” e rappresentato fatti di cronaca degli ultimi 20 anni che hanno permesso di mettere in evidenza come nei drammi familiari e relazionali vittime e carnefice non hanno sesso.

ATTI PERSECUTORI

Il mobbing, lo stalking ed il bullismo sono di fatto l’espressione di una società in cui sono dominanti i valori della sopraffazione e dell’arbitrio del più forte sul più debole, in cui i modelli vincenti, spesso veicolati anche attraverso i mass media, sono quelli dell’arroganza e del non rispetto per l’altro. Strumenti di autoaffermazione sono la violenza, l’aggressività, la minaccia, quale risultato di un modo di concepire se stessi come al di sopra di tutto e tutti, e quindi anche sulle volontà altrui.

U.D.i.RE offre un servizio interdisciplinare e multidisciplinare nato dalla necessità di tutelare qualsiasi PERSONA vittima di Stalking, Mobbing, Bullismo (o Cyberbullismo) offrendole un supporto morale, legale e psicologico.

Alienazione genitoriale: i primi segnali

Salvare un bambino dalla Alienazione Genitoriale è anche una corsa contro il tempo, che può iniziare riconoscendo i primi sintomi, capendo il disagio del bambino ed aiutandolo adottando i comportamenti atti ad alleviare il problema, identificando con quale tipologia di genitore alienante si ha a che fare (in grado di correggersi dopo aver discusso cosa rischia il bambino, o tale da necessitare un intervento giudiziario — purtroppo spesso nè rapido nè deciso).

  • Il bambino non è a suo agio con il genitore bersaglio della alienazione, smette di parlare liberamente, dando risposte brevi; si comporta in modo rude ed aggressivo.
  • I tempi di visita vengono unilateralmente ridotti dall’altro genitore rispetto a quanto deciso dal Tribunale; ad esempio permettere al figlio di scegliere se vedere o no il genitore bersaglio, scavalcando le decisioni del Tribunale; comportamenti irragionevolmente rigidi riguardo al calendario deciso dal Tribunale motivati dall’ostacolare il genitore bersaglio; tentare il figlio con altre attività che interferiscono con i contatti con il genitore bersaglio;

È inoltre possibile inizialmente riconoscere il problema dal comportamento alienante dell’altro genitore prima ancora che abbia effetti sul figlio:

  • Il genitore alienante parla in modo aggressivo o spregiativo del genitore bersaglio in presenza del bambino, iniziando a definirlo, senza ragione valida, come pericoloso od abusante; finge di proteggerlo dal genitore bersaglio quando non vi è nessun pericolo; dà al figlio l’impressione di sentirsi ferita/o se è felice con il genitore bersaglio;
  • Il genitore alienante racconta al figlio i dettagli della separazione attribuendone le colpe al genitore bersaglio; lo incolpa della mancanza di denaro o altri problemi in presenza del figlio;
  • Il genitore alienante rifiuta di fornire accesso ai dati scolastici e sanitari del figlio o alle attività extra-scolastiche;
  • Il genitore alienante tenta false accuse, si allea con associazioni note in tal senso.

Fonte: http://www.alienazione.genitoriale.com/

PROPAGANDE – SEGRETI E PECCATI DEI MASS MEDIA (Giuliano GUZZO)

Sabato sera a Giaveno, presso i locali di Villa Favorita, si è tenuta la presentazione del libro “Propagande – Segreti e Peccati dei Mass Media” scritto dal giornalista Giuliano Guzzo. Una serata partecipata da numerosi cittadini. Decine e decine di persone, fra cui molti giovani, ad ascoltare la presentazione di un libro che offre diversi spunti di riflessione trattando argomenti sui quali è assai facile scivolare nel politicamente scorretto e/o  ricevere numerose critiche.

Un libro che ci riporta alle origine, che offre una lettura diversa della VITA e che riafferma la centralità, l’importanza della FAMIGLIA in una società sempre più “liquida”.

Grazie per aver reso questo appuntamento un evento memorabile. Grazie per la calorosa e numerosa partecipazione.